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Nel vortice della danza - Manuela Rigo intervistata da laRegione In evidenza

laRegione - 3 Jan 2018 - Di Claudio Lo Russo

L’intervista a Manuela Rigo, presidente di AfpDanza, e l’esigenza di insegnanti qualificati

La danza, nelle sue molteplici declinazioni, avvicina giovani e adulti. Ma come scegliere una scuola, soprattutto quando si tratta di bimbi? Nella ‘giungla’ svizzera non è richiesto nessun diploma per insegnare, a rischio della salute dei più piccoli...
Per Manuela Rigo è una questione di «consapevolezza». Iscrivere la propria bimba (o bimbo) a una scuola di danza è un investimento in gioia e in salute, in conoscenza del proprio corpo e delle sue risorse, ma che si può ritorcere anzitutto contro i bambini stessi. In altre parole, il lavoro con il corpo dei bambini non può essere improvvisato, al contrario occorre essere formati per svolgerlo, bisogna conoscere quel corpo nei dettagli.

Purtroppo, ci spiega la presidente di AfpDanza, spesso non è così. Qualche numero per intendersi. In Ticino sono state censite 39 scuole di danza, ma soltanto 6 sono riconosciute da Danse Suisse (l’associazione dei professionisti della danza) e AfpDanza (l’antenna ticinese). Solo 6 su 39, dunque, soddisfano i requisiti di qualità fissati dalle due associazioni. E le altre? «È un po’ una giungla», dice Manuela Rigo. Le stesse casse malati, che in taluni casi offrono un rimborso parziale delle spese di iscrizione a una scuola di danza, si affidano al registro Tanzvereinigung Schweiz: «Ma l’unico criterio è pagare l’iscrizione, non è richiesto di essere qualificati in alcun modo, non è serio!».

Oggi Manuela Rigo è membro dell’International Dance Council, ma alla danza è arrivata relativamente tardi, quando a 11 anni l’ha spuntata sui genitori e si è iscritta a una scuola di danza classica a Paradiso. A 14 era già alla Royal Academy of Dance per un corso, da cui è tornata con la certezza di volere un futuro nella danza. Dopo il ginnasio, di nuovo a Londra a studiare come s’insegna a danzare, come chi alla ribalta preferisce il dietro le quinte: «Il ruolo dell’insegnante me lo sono sentito appiccicato addosso». Poi l’esperienza scenica, soprattutto danza jazz, finché non è tornata in Ticino con il sogno «di creare qualcosa che non esisteva». E la visione di un’associazione; correva l’anno 1987. Nel frattempo qualcosa si è mosso. Fra le novità, la possibilità offerta dal Cantone di un programma scolastico su misura per i talenti della danza, per ora attivo a Canobbio a partire dalla terza media, ma che presto dovrebbe estendersi al Sopraceneri.
Al momento, ci spiega Manuela Rigo, sono una dozzina le bambine ammesse (dopo audizione presso Danse Suisse) alle “talent classes”.

Dal 1987 al 2012, 25 anni dopo è sorta AfpDanza: a quale esigenza intendeva rispondere?

L’obiettivo fondamentale era quello di tutelare la danza e il suo buon insegnamento, di garantire la certificazione degli insegnanti e di conseguenza tutelare i talenti. Se tu cominci a lavorare intensamente a 8 anni ma incappi in un insegnante che non ha avuto la formazione didattica e pedagogica per lavorare con un bambino, t’illudi di poter portare avanti la tua formazione, per poi scoprire a 11-12 anni, quando è davvero il momento di fare la scelta di diventare professionista, di dover ricominciare tutto daccapo. Siccome in Svizzera non esiste ancora l’obbligo del diploma per insegnare danza, Danse Suisse ci sta lavorando con la Confederazione. Ci si è resi conto che c’è davvero una giungla; e chi ci va di mezzo sono sempre gli allievi. Poi, un’altra intenzione era quella di poter creare un domani un’accademia semi-professionale, ma ovviamente servono i numeri e gli spazi. Allora ci siamo detti di iniziare raggruppando sotto lo stesso tetto quelle insegnanti qualificate che hanno gli stessi obiettivi.

Quali sono i pericoli?

Anche con una bimba di 4-5 anni non si tratta di scegliere una scuola solo perché è vicina a casa. Certo, con i bambini così piccoli la parte ludica è fondamentale, tutto dev’essere impostato sul ritmo e il movimento, ma ci vogliono pazienza e una grande passione. Un’insegnante che s’improvvisa, che non ha studiato lo sviluppo psico-motorio dei bambini e non ha idea di ciò che può fare una bambina di 4 o 6 anni, può rovinarla: c’è chi le mette sulle punte a 9 anni, con grossissime pecche poi a livello di caviglie, ginocchia e schiena.

Che cosa offrono le sei scuole affiliate ad AfpDanza?

La danza classica e quella moderna sono le discipline fondamentali. Prima tanta classica, poi dagli 11 anni s’impostano le lezioni di danza moderna e con- temporanea. Oggi una ballerina deve essere tale a 360 gradi, per cui s’inseriscono anche musical, hip hop o breakdance. Fino a 30 anni fa bastava la classica, oggi il ventaglio di offerte e gli sbocchi professionali della danza sono molto più ampi.

Dopo la rivoluzione della danza contemporanea, perché iniziare ancora dalla classica?

La danza classica aiuta il bambino a sviluppare una consapevolezza del proprio corpo, a sentirlo e a sentire lo spazio attorno a sé, a rendersi conto di quel che sta facendo e a sviluppare quindi quelle doti coordinatorie, psico-fisico-motorie che lo aiutano a progredire. È la disciplina che lo permette perché è completa. È fondamentale che l’impostazione sia classica perché induce a lavorare su quella fascia muscolare che serve per trovare la tecnica. Una volta che hai questo puoi spaziare. È come per un pianista che fa quattro anni di solfeggio e impara la tecnica base del musicista: con la danza è la stessa cosa.

A proposito di dimensione ludica, a 9 anni non è presto per iniziare a parlare di ‘formazione professionale’?

Potrebbe essere presto, per questo motivo si organizzano delle selezioni. Il mondo della danza è progredito moltissimo, il corpo di un ballerino si sviluppa in modo completamente diverso rispetto a 30 anni fa: oggi ci sono talenti di 10-11 anni impressionanti. Per quel che si riscontra a livello globale, è sorta la necessità di partire già a 9 anni, per rispondere alle esigenze fisiche delle bambine.

Ecco, si tende automaticamente a parlare al femminile. Qual è la presenza maschile nelle vostre scuole?

Quasi inesistente. In Ticino c’è ancora il pregiudizio che per fare il ballerino bisogna avere delle tendenze effeminate. I bambini si riescono magari ad avere quando sono piccoli, da 4 a 7 anni, poi cambiano direzione perché subentra lo sport o si sentono bullizzati. In realtà, anche per i ragazzi che fanno calcio o hockey, tutto quello che è la “sbarra a terra” della danza classica è eccezionale, proprio perché vai a lavorare su quella fascia muscolare che in nessun’altra disciplina tocchi: sarebbe di grande supporto per qualsiasi sport fatto a livello professionale. (Il prossimo workshop di AfpDanza, il 10 febbraio, ospiterà in Ticino gli insegnanti dell’Accademia di balletto del Bolshoi di Mosca: afpdanza.ch).

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